SANREMO2022: UN FESTIVAL RUFFIANO, REGREDITO E POCO CORAGGIOSO di Giuseppe Rondinelli

Scritto da il 6 Febbraio, 2022

E anche quest’anno è andata! Ne abbiamo parlato, scritto, narrato tanto, ha fatto parte persino della nostra quotidianità e della nostra vita stessa. Gli abbiamo cercato il capello addosso, la polvere sotto il palco e abbiamo passato le dita persino sotto il tappeto, ma siamo riusciti a trovare ben poca soddisfazione in tal senso. Già, perché come non mai il FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA giunto alla sua settantaduesima stagione, è apparso talmente didascalico ed istituzionale, da lasciare senza particolari veleni sui denti chiunque lo abbia seguito. Un’edizione stanca e poco entusiasmante, insomma. Certo, le attenuanti erano parecchie, data la voglia di ricominciare più volte paventata dal gran patron AMADEUS, dagli artisti in gara e persino da ogni dirigente Rai interpellato. Quindi una sorta di stato di “gravità permanente” che servisse da tempo necessario per rimettere in posizione i cavalli e i loro fantini. Beninteso, i bei momenti ci sono stati, le belle canzoni, gli ospiti di una certa caratura, persino la voglia di farsi cassa di risonanza per messaggi sociali e sostenibili. C’era sul palco più o meno il meglio del meglio che la nostra musica, la nostra televisione e parte del nostro spettacolo potessero offrire nei tempi altamente incerti che tutti siamo stati chiamati a vivere da due anni a questa parte. Ci sono stati ascolti ancora più mastodontici e plebiscitari dello scorso anno, che hanno reso tronfi ed orgogliosi tutti i protagonisti in gioco, talmente alti da annullare qualunque critica mossa e non mossa contro l’organizzazione, ma in fondo nel complesso un amaro retrogusto di fondo è rimasto in molti di noi.

Che dire, personalmente mi sono domandato da cosa avesse origine, perché provassi come un senso di arrendevolezza davanti al teleschermo quest’anno e qualche spiegazione me la sono data. Innanzitutto credo che il malessere mi derivasse dal fatto che nonostante l’apparente salto in alto fatto fino alla scorsa edizione, in cui inaspettatamente si era tentato di voler archiviare il vecchio rituale, il cast stile “macedonia musicale” di baudiana memoria non fosse stato messo definitivamente in solaio, ma invece rinstaurato e rinvigorito. Mi aspettavo, povero illuso, che la prossima messa in scena italiana dell’EUROVISION SONG CONTEST, potesse servire da esempio per ricercare uno stile più moderno e ritmato anche per il nostro Festival, rendendolo coraggiosamente più moderno e in linea con le grandi kermesse internazionali. E invece alla fine tutto sembra sia stato allestito per dare ulteriore materiale al prossimo CIAO 2022 della tv russa, che da un paio d’anni si prende gioco di tutti noi grazie anche agli stereotipi e alle consuete “messe cantate” dell’Ariston. Un voler caparbiamente mantenere intatto quel rituale inculcato decenni fa e mai destituito fino in fondo. Capisco la stanchezza intellettuale, al terzo anno di fila del direttore artistico, ma non capisco perché sia voluto interrompere il percorso alternativo perseguito nelle ultime due edizioni, per riprendere la più rassicurante via maestra sempre battuta nel passato. Una mancanza di coraggio certo non colmata da scelte apparentemente avanguardistiche come quella di scegliere DRUSILLA FOER come “collaboratrice di una sera”, perché il Festival di quest’anno non ha saputo nemmeno innovarsi nell’optare per delle vere co-conduttrici e non per delle semplici “vallette 2.o”.

Il già citato EUROVISION SONG CONTEST, negli anni ha saputo crescere, cambiare, espandersi ed evolversi, trasformandosi da passerella internazionale per pochi a spettacolo sontuoso ed autorevole di proporzioni intergalattiche.

Speriamo che la locazione italiana serva a tutti come esempio per dare anche al nostro Festival aria nuova e che sappia smuovere più le corde della creatività che quella ruffianeria di cui va ancora troppo fiero.


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